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Originariamente
abitata, a sud, dai Piceni, e, nella fascia costiera, dai Galli
Senoni, nel corso del III secolo fu conquistata quasi interamente
dai Romani, che vi fondarono diverse colonie, come Sena Gallica,
Senigallia, Pisaurum (Pesaro),
Firmum Picenum (Fermo),
ecc.. collegate a Roma dalla Via Flaminia e dalla Via Salaria.
Nell'ordinamento
dell'Italia, da parte di Augusto, le Marche (allora Ager gallicus),
furono incluse nella VI regione (detta Umbria) e nella V regione, il
Picenum.
La regione, riunitasi
verso il 292 d.C., fu di nuovo smembrata dalle invasioni barbariche:
la parte meridionale fu sottomessa dai Longobardi e quella
settentrionale fu integrata nella Pentapoli dell'Impero d'Oriente.
L'influenza della
Chiesa, iniziata al tempo dei re Carolingi, fu confermata dagli
imperatori germanici, a partire da Ottone I, e tra il IX e l'XI
sec., si costituirono le prime marche:
Camerino,
Fermo e
Ancona, da cui, per estensione, venne dato il nome alla
regione.
Da quel momento, il
feudalesimo e le nuove autonomie comunali cominciarono a mettere in
crisi il potere della Chiesa e l'autorità laica si affermò sempre
più, tanto che, già nel XII sec., il
Comune di Ancona fu in grado di
contrapporsi sia alla potenza di Venezia che all'imperatore Federico
Barbarossa.
Con l'affermarsi di
piccole signorie autonome, però, intorno al XIV sec., le Marche si
frazionarono in diversi staterelli, saltuariamente dominati da Fano,
con i Malatesta, e Urbino, con i Montefeltro e i Della Rovere.
Nel 1354, la Chiesa,
incaricò il cardinale Egidio Albornoz di restaurare l' autorità
ecclesiastica e, a Fano nel 1357, fece accogliere le Constitutiones
aegidianae, delle leggi che determinavano la nuova sistemazione
politica della regione, e che rimasero in vigore fino al 1816.
All'inizio del XVI
sec., Cesare Borgia, figlio del pontefice Alessandro VI, tentò di
costituire una signoria personale al centro dell'Italia. La sua
azione, che portò all'eliminazione dei signori locali e delle
autonomie comunali, non poté essere consolidata, a causa della morte
del papa suo padre, cosa che portò alla rovina del figlio, ma aiutò
la Chiesa a sgombrare la regione da tutti gli impedimenti che
avevano limitato la sua espansione. Pian piano caddero tutti i
grandi comuni autonomi della regione: Ancona (1532), Camerino (1545)
e Urbino, quando s'estinse la dinastia dei Della Rovere (1631). Dopo
quasi tre secoli di lotte, la Chiesa dominò tutta la regione e la
tenne senza contrasti nei secoli XVII e XVIII e questo arricchì il
territorio di bellezze artistiche.
Ritornata possesso
della Chiesa, dopo questa parentesi, le Marche furono annesse da
Napoleone al Regno Italico (1808-1813), con l'occupazione di
Gioacchino Murat (1813-1815), e poi di nuovo ritornarono sotto il
dominio pontificio, e vi rimasero fino a quando, dopo la battaglia
di
Castelfidardo (settembre 1860),
furono occupate dall'esercito piemontese e annesse al regno
d'Italia, col plebiscito del 4 novembre 1860.
Da questo momento la
storia delle Marche si identifica con quella dell'Italia di cui
diventa una regione.
Per ulteriori
informazioni turistiche segnaliamo :
Provincia Fermo

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